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Lavoro per svelare i misteri delle origini di Alatri

Ornello Tofani, 67 anni, Alatri (Fr)Ad Ornello Tofani 67 anni di Alatri non è bastato studiare il proprio albero genealogico; lui vuole scoprire le misteriose origini della città di Alatri in cui abita e in cui hanno abitato i suoi antenati.

Alatri, in provincia di Frosinone, è una bella città le cui origini si perdono nel mistero e nella notte dei tempi. Massi dal peso di decine di tonnellate costituiscono una delle cinte murarie megalitiche più affascinati e ben conservate che si conoscano. Avrebbe origini antichissime che vanno ben oltre le convinzioni dell’archeologia ufficiale che la considera di epoca contemporanea a Roma.

Tofani, editore, grafico, ma soprattutto testardo come può esserlo un ciociaro, rabbrividisce quando qualcuno, in sua presenza, sostiene che Alatri sia stata creata dai Romani. “Come si fa a dire una cosa del genere guardando quelle mura e il sistema costruttivo per realizzarle? Dove i romani hanno costruito cose simili?”. Si definisce un ‘ricercatore della verità’ e da alcuni decenni ha affiancato al suo lavoro la passione per le scoperte. “Ho cominciato ad appassionarmi a questa ricerca quando ho lavorato nel 1982 alla pubblicazione del libro di Don Giuseppe Capone,  “La Progenie Hetea”, un’opera affascinante con la quale si sostiene che la città discenda dal popolo degli Ittiti che arrivarono nel territorio di Alatri seguendo il tracciato del sole”. Una fatica letteraria, quella di Capone, farcita di elementi di astroarcheologia secondo cui la parte più antica di Alatri, la Civita, un complesso megalitico a forma di poligono irregolare di rara bellezza, sarebbe stato progettato e realizzato considerando i movimenti astrali. Una tesi affascinante che proietterebbe indietro di millenni le origini della città. Tofani ha fatto sue molte delle teorie di Capone, addirittura facendo lui stesso delle scoperte che, insieme quelle fatte da altri ricercatori, le avvalorerebbero.
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Nel 2008, per una fortunata coincidenza, insieme al professor  Gianni Boezi, era salito sul punto più alto della Civita per fare delle riprese sfruttando la luce del primissimo mattino. “Era l’alba e il taglio della luce sulla faccia di una pietra nel punto più alto della Civita, il punto che gli alatrensi chiamano Pizzo Pizzale, mi permise di scorgere ciò che restava di un bassorilievo”. Quel masso era rimasto interrato per millenni, poi venne riportata in superficie durante alcuni lavori effettuati dalla Sovrintendenza  quaranta anni fa. Nessuno si accorse di quella incisione se non l’occhio di chi cercava qualcosa: l’occhio di Tofani. “Era una sorta di cronografo solare che venne chiamata da qualcuno la triplice cinta perché raffigurava le tre cinte murarie di Alatri ma a me piace chiamarlo templum. Dopo attenti studi ci accorgemmo che al centro del bassorilievo vi era una sorta di meridiana, la cui ombra proiettata dal sole, indicava il momento della giornata, ma ancor più interessante erano le due frecce che indicavano, due soggetti diversi, nella stessa posizione a 135 gradi di Azimut sull’orizzonte”. Le ricerche di Tofani, quindi, si sono concentrate sugli astri e lo hanno portato a scoprire che nel punto indicato dalle frecce, nel 5300 a. C., sorgevano la costellazione di Orione e la stella Sirio. Oggi per effetto della precessione, lo spostamento impercettibile della Terra intorno al suo asse, in quel punto non viene indicato nulla, ma se confermata l’ipotesi di Tofani sull’utilizzo di quel bassorilievo,  significherebbe che Alatri esisteva già cinque mila anni prima di Cristo. Se si credesse a ciò, però, tramonterebbe l’ipotesi di discendenza ittita dato che il popolo è esistito a partire dal secondo Millennio prima di Cristo. Si fa avanti quindi un’altra ipotesi che arriva non più da oriente ma da occidente. A promuoverla è lo scrittore e ricercatore Fabio Garuti che ha scoperta su la faccia di una pietra della cinta muraria una incisione che sembra essere una scritta in alfabeto Ogham. Anche su questo ci si scontra con l’archeologia classica che riconduce l’alfabeto di origine scozzese al V secolo dopo Cristo. “Garuti – dichiara Tofani – sta portando avanti uno studio che ricollocherebbe quell’alfabeto al 3.300 avanti Cristo e la scritta ritrovata ad Alatri, sarebbe lo stesso di alcune incisioni in Sardegna e significa ‘insediamento a confluenza di corsi d’acqua’. E ci sarebbe anche un altro motivo che collega Alatri alla Sardegna e alla Scozia: i metalli. Il ferro ad Alatri, il rame in Sardegna e lo stagno in Scozia; un circuito di mercanti”. Ma è il legame con il Sole che rende la Civita di Alatri misteriosamente affascinante. “La porta Minore ha una serie di caratteristiche per le quali l’ho ribattezzata come porta della fertilità. Aveva tre effige di falli sulla pietra dell’architrave, che per pudore, vennero malamente cancellati nel 1843 in occasione della visita dei papa Gregorio XVI; è caratterizzata poi da nove monoliti in pietra che formano sulla copertura della scalinata, una scala rovesciata. Nove come i mesi della gravidanza”. Ma lo spettacolo più bello è negli equinozi “quando il sole attraversa per intero i 17 metri del cunicolo, la lunghezza dell’accesso, e si proietta sulla strada gregoriana sottostante, come se fosse una rinascita”.

Ed è sempre la posizione del sole che è particolare nei solstizi ed equinozi. “Il primo raggio di sole del solstizio d’estate mette perfettamente in linea Alatri con la piramide di Visoko in Bosnia, mentre negli equinozi la rende perfettamente allineata ad Hattusa, la capitale dell’impero Ittita”. Coincidenze, forse si, o forse no, ma ci sono altre particolarità che rende speciale Alatri speciale. L’altra è quella delle vibrazioni.

Il professor Paolo De Bertolis, aggregato università di Trieste, e il consulente tecnico Daniele Gullà con una apposita telecamera e con speciali microfoni, sono riusciti a dimostrare che la parte interna delle mura di Alatri, ed in particolare l’acropoli, è interessata da una vibrazione che favorirebbero la concentrazione creando anche uno stato di benessere”.

Ricerche continue, quindi, quelle con cui Tofani si cimenta ma anche costose “Abbiamo bisogno del sostegno di un mecenate; qualcuno che ci aiuti finanziariamente per portare a compimento gli studi e le verifiche per scoprire sempre più dettagli sulle origini misteriose di questo luogo e su chi è stato capace di sollevare un macigno da 27 tonnellate ponendolo come architrave della Porta Maggiore”.

Ermanno Amedei
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