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Rinuncerei a sette anni di vita per vivere un mese da Centurione “vero”

Gianni Campili, 51 anni di Alatri (Fr) – Si sente soldato Romano a tal punto da dire con fermezza “Rinuncerei a sei o sette anni di vita per vivere un mese di romanità vera come quella dei legionari”. Gianni Campili di Alatri, ha 51 anni, è parrucchiere ma la sua passione è Roma, non propriamente l’attuale Capitale, ne la sua squadra di Calcio, ma l’impero che due millenni fa dominava il mondo conosciuto.
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Un desiderio che difficilmente Campili potrà realizzare, quindi ha deciso di vivere quella romanità costituendo un gruppo di rievocazione storica composta oggi da cinquantacinque elementi. “Soldati, centurioni, vestali, senatori, censori tutti impersonati da amici appassionati come me della romanità”. Si chiama Legio Prima Alatrensis e rappresenta una legione realmente esistita a partire dal 100 dopo Cristo.
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In piena epoca imperiale, Tiberio la formò proprio ad Alatri, quando prefetto era Lucio Betilenio Varo. Nulla di improvvisato, tutto è ricostruito secondo le consulenze storiche del professore Menio Pietrobono, mentre le armature, le armi, le attrezzature da campo, così come le tecniche di combattimento, gli scenari di guerra che i romani si trovavano a vivere sono ricostruite grazie alle meticolose ricerche.
“Abbiamo cominciato circa sette anni fa impersonando i soldati romani durante la Passione Vivente, ricorrenza che ad Alatri ha tradizioni antichissime, molto sentita e coinvolge tutta la città. Eravamo soldati della Legione di Oriente, quella di stanza in Palestina e che crocifissero Gesù. Abbiamo quindi continuato su quella linea ecco perché le nostre armature non sono in metallo, ma in cuoio. Le facciamo realizzare fornendo un modello e del cuoio ad un artigiano di Veroli. Lo stesso facciamo per le armi inteso come scudi e gladio”.
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Del resto tra i 55 che compongono la Legio le professionalità per realizzarle non mancano. Sono parrucchieri, idraulici, meccanici e tanti operai edili, che nei ritagli di tempo indossano la loro armatura e si allenano a menar di spada, o ricostruendo le tecniche del muro, della testuggine o quelle di attacco e di difesa, inscenando le battaglie epiche, come la rivolta di Spartaco, la battaglia di Betriaco e tante altre. Le donne, invece inscenano le Vestali e le sacerdotesse, quelle che con sontuose cerimonie accendevano il Fuoco Sacro del campo e che provvedevano a mantenerlo acceso a costo della loro stessa vita perché da quel fuoco dipendevano le medicazioni dei soldati feriti e da cui si accendevano gli altri fuochi del campo.
Quello che il gruppo alatrense mette in campo ogni volta che viene invitato alle manifestazioni è un colpo d’occhio carico di emozioni, non a caso da cinque anni sono ospiti fissi, il 21 aprile, ai Natali di Roma. “Marciamo al ritmo dei tamburi e questo ci contraddistingue – dichiara il parrucchiere centurione Campili – anche tutti i comandi che i centurioni urlano ai soldati sono in latino. Al Circo Massimo si vivono le emozioni più forti quando si scontrano in battaglia un migliaio di persone tra legionari e barbari. Sono battaglie simulate, ovviamente, ma i colpi vengono comunque sferrati e per parteciparvi bisogna essere allenati e pronti. Le teste calde, poi, non mancano. C’è sempre qualcuno che si fa prendere dalla foga e dimentica il senso di una rappresentazione. La passata edizione, uno dei nostri soldati ha rimediato un colpo di tridente ad un labbro con una profonda lacerazione. Purtroppo capita e bisogna essere pronti ad accettare il rischio”.
Il 20 giugno si celebrano i Natali di Alatri e viene rievocata la nascita della Prima Legio Alatrensis con il giuramento dei legionari all’imperatore Tiberio di fronte al prefetto Lucio Betilenio Varo.
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E’ una passione, certamente, ma potrebbe essere anche qualcosa di ancora più importante. “Perché non possiamo farlo diventare un lavoro? – Si chiede Campili – Alle manifestazioni che ci vedono protagonisti assistono migliaia di persone che per vederci affollano i centri storici, i bar i ristorante e gli alberghi. Significa economia che gira. Non parlo per me, io un lavoro ce l’ho. Ma ci sono tanti giovani che potrebbero trovare impiego in questo settore”. Non solo rappresentazioni, ma anche documentari. “Siamo già stati protagonisti di un documentario con Piero Angela che, per conto della Sovrintendenza, stava girando un video che riproducesse uno spaccato di vita ai Fori Imperiali”. La storia che si ripete; impugnare un gladio, un tempo significava trovare lavoro come soldato, oggi, alla stessa maniera, darebbe comunque lavoro come figurante.
Ermanno Amedei

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