fancesco santonastasio

Dai campi di calcio ad un male misterioso, “Voglio sapere cosa mi sta uccidendo”

Francesco Santonastasio, 30 anni, Napoli – “Voglio sapere che malattia ho e che possibilità mi restano di guarire”. Francesco Santonastasio di Napoli ha 30 anni molti dei quali passati sui campi di calcio militando in squadre di Eccellenza e C1 tra Abruzzo e Marche. Adesso, invece, parla da un letto di ospedale che lascia solo lo stretto necessario per andare in bagno.
Ciò che sta accadendo a lui può accadere a chiunque di noi perchè la risposta della sanità pubblica da cui tutti dipendiamo è la stessa, dalla Campania al Lazio, fino alla Lombardia.
Non conosce il nome del suo nemico, la malattia contro cui si batte da circa due anni e che lo sta vincendo a causa delle continue complicanze. Nessun medico ha saputo diagnosticarla con certezza anche perché nessuno ha mai preso a cuore la sua situazione sanitaria per arrivare all’origine del suo male.
I suoi problemi sono iniziati nel 2012 quando militava nella squadra del Guardiagrele (Ch). A causa di un infortunio di gioco ha avuto bisogno di un intervento al legamento crociato anteriore della gamba destra.
francesco
L’operazione in un ospedale abruzzese però va male. “Resto ricoverato per 45 giorni anziché i tre previsti – racconta Francesco – perché in sala operatorio contraggo l’Eb virus e il citomegalovirus per cui sono stato sottoposto ad una forte cura antibiotica. Dimesso, almeno dal punto di vista della salute sembrava l’avessi recuperata anche se ho dovuto sostenere un secondo intervento al legamento dato che il precedente non era andato bene”. Per cui, una nuova operazione, questa volta, però a Napoli. “Tutto andava per il verso giusto. La brutta esperienza sembrava fosse alle spalle tanto che avevo ripreso anche ad allenarmi per tornare a giocare”. A metà 2013, però, è cominciato l’incubo che si è manifestato con sintomi sempre più impeditivi.

“Un mal di testa, inizialmente lieve, mi assaliva non appena mi sottoponevo ad uno sforzo fisico. Male che però aumentava fino a farmi sospendere l’attività. Continuavo ad allenarmi in maniera blanda, ma poi sono arrivati anche il dolore al torace e forti sensazioni di stordimento. Una condizione che mi ha costretto ad interrompere ogni attività sportiva certo, però, che ben presto sarebbe passata”. Purtroppo non è stato così e lasciare lo sport pensando che fosse quella la causa del suo malessere si è rivelata ipotesi errata. Francesco non stava ugualmente bene tanto che la sua stessa vita è dovuta cambiare. “I sintomi sono aumentati e la mia condizione è peggiorata di giorno in giorno. Sono arrivate anche le vertigini, la tachicardia e le palpitazioni. Di fronte a tutto questo i medici erano completamente spaesati come lo sono ancora oggi”.
Da metà 2013 Francesco è completamente allettato. “Al massimo riesco a stare in piedi per andare in bagno o per mangiare. Pochi minuti, non appena mi alzo dal letto arriva il mal di testa, la tachicardia, lo stordimento e tutto a cadere”.
Da campi di calcio, quindi è passato direttamente al letto, quello di casa e quelli dei i tanti ospedali dove di volta in volta si reca per sottoporsi ad accertamenti ed analisi nella speranza, finora vana, che qualcuno almeno dia un nome alla sua malattia.
francesco e tina
In tutto questo peregrinare, però, ha trovato l’amore. Tina, 29 anni, è l’infermiera di un ospedale in cui è stato ricoverato e ben presto è diventata la sua compagna di vita. Insieme continuano a cercare. “E’ stata una manna dal cielo. Incontrarla è stata l’unica cosa bella di questi anni” dice Francesco. “Con lei ho ritrovato la forza per andare avanti perché è con lei che voglio una famiglia”.
francesco e tina1
L’amore, da solo, purtroppo non guarisce e il quadro clinico di Francesco peggiora di giorno in girono. La milza ingrossata, la pancreatite, il prolasso della valvola mitrale, polipi all’intestino, polmonite da inalazione ormai fanno temere per il peggio. “Sto sempre più male e quel che è peggio è che non conosco cosa mi fa stare così. Voglio sapere cosa mi sta uccidendo. I medici degli ospedali dove mi visitano, da nord a sud Italia, mi dimettono con diagnosi che non sono altro che gli effetti della mia vera malattia. Ho bisogno di qualcuno che si appassioni al mio caso e che lo studi, se non in Italia, anche all’estero. So che in altri Paesi, esistono centri per malattie non diagnosticate. Devo trovare il modo per poterne raggiungere uno”. La sua unica speranza, quindi, è uscire dal silenzio che avvolge il suo caso. Creare clamore mediatico nella speranza che qualcuno possa indicargli la strada giusta o che un medico possa decidere di investire del tempo per effettuare ricerche fino ad arrivare all’origine di quel male che, con un effetto domino, lo sta spingendo verso il baratro.
fancesco santonastasio
“Ho 30 anni – è il suo ultimo disperato appello – voglio tornare a vivere, ad avere una famiglia. Qualcuno mi aiuti almeno ad individuare il nome del male che mi sta uccidendo”.
Ermanno Amedei
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4 pensieri su “Dai campi di calcio ad un male misterioso, “Voglio sapere cosa mi sta uccidendo”

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