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“Lotto per far conoscere le vergogne dei liberatori e delle truppe Marocchine”

Emiliano Ciotti, 41 anni di Priverno (Lt) – Lotta per portare a conoscenza delle nuove generazioni, ma anche di una parte di quelle vecchie, la tragedia, le umiliazioni, il dolore delle popolazioni di una parte della Ciociaria che ha dovuto conoscere le barbarie rimaste a lungo nascoste, perpetrate da chi vi arrivò sotto la bandiera dei liberatori dal nazifascismo.

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Emiliano Ciotti ha 41 anni ed è presidente dell’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate . Il periodo storico è quello a cavallo tra il 1943 e il 1944 quando le truppe Alleate impegnate nella campagna d’Italia, impattarono contro la Linea Gustav, la fortificazione tedesca che tagliava in due la penisola dall’Adriatico al Tirreno. Le forze di entrambi gli eserciti si concentrarono nella zona di Cassino e dopo mesi di sanguinose battaglie, gli alleati ebbero la meglio superando le fortificazioni solamente in primavera.

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Sugli Aurunci, un’aspra zona montuosa al confine tra la provincia di Frosinone e quella di Latina, operava il corpo di spedizione Francese di cui facevano parte i Gourmiers, truppe coloniali composte da marocchini, tunisini e algerini che, per aver sfondato la linea nemica ebbero come premio cinquanta ore di libertà totale sulle popolazioni dei comuni di Esperia, Ausonia, San Giorgio a Liri, Coreno, Vallemaio, Castro dei Volsci, Pontecorvo  sul versante frusinate; Campo di Mele, Lenola, Fondi, Formia, Terracina, Roccagorga, Maenza, Sezze e Sabaudia su quello pontino.

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Ma anche nella provincia di Roma, a Carpineto Romano, Colleferrro, Montellanico, Segni, qualsiasi anziano ha qualcosa da raccontare sull’argomento; un qualche terribile aneddoto accaduto ad un familiare o conoscente (non necessariamente donna).

“A spingere quei soldati  contro le truppe tedesche – racconta Emiliano Ciotti – non era certamente il desiderio di portare la libertà nelle popolazioni oppresse, ma la promessa fatta dai loro generali di avere 50 ore di libertà totale e, soprattutto di impunità per tutti i crimini commessi in quel lasso di tempo sulle popolazioni locali “liberate” dalle truppe tedesche.

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In tanti pensano che il drammatico film La Ciociara magistralmente interpretato da Sofia Loren sia un racconto o un caso isolato, accaduto ad una donna sfollata insieme alla giovane figlia. In pochi sanno, invece, che quelle violenze le hanno dovute subire in 60mila tra donne, uomini, bambini e anziani”. Gente che veniva violentata da più soldati dato che i Gourmies si muovevano in gruppi per vincere le rappresaglie dei locali.

Sono oltre 180mila gli atti di violenza sessuale accertati su un totale di 60mila persone che gli hanno subiti; significa tre ciascuno di media ma a qualcuna è capitato di dover soggiacere con interi plotoni. Oltre 1000 persone uccise a scopo sessuale con palificazioni, eviscerazioni e addirittura crocifissioni ad opera delle truppe Marocchine e nessuno ha mai pagato per questo – Racconta Ciotti – Per loro non faceva distinzione se uomo, donna o bambino. Tutto era bottino di guerra e tutti, sul loro passaggio dovevano subire violenze indicibili. Ci sono stati casi di stupri nelle chiese dove le donne, giovani ed anziane si rifugiavano sperando invano che i luoghi sacri non venissero profanati. Purtroppo così non è stato perché le bestie, non si fermavano davanti ai simboli religiosi cristiani.

Don Alberto Terilli
Don Alberto Terilli

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Si accanivano anche contro i preti; infatti, un sacerdote, Don Alberto Terilli parroco di Esperia aveva tentato di nascondere alcune donne nella sacrestia. Tutto vano, i marocchini le stanarono e le violentarono, quindi portarono il sacerdote nella piazza, fu legato e sodomizzato tutta la notte e morì. Ci sono testimonianze di donne violentate da 300 soldati e uccise da quella violenza. A Vallemaio, con i fucili puntati si portarono via due sorelle che per tutta la notte dovettero soggiacere ai piacerei di un plotone di 200 uomini”. Come un fiume in piena e con rabbia, Ciotti racconta le testimonianze che la sua associazione continua a raccogliere da anni e non solo nel Lazio. Le truppe marocchine, anche se in casi sporadici, vennero utilizzate fin dallo sbarco in Sicilia ma le cose peggiori vennero fatti nel Centro Italia fino alla Toscana.

facce di vita

“Sono tutti racconti inquietanti come quella accaduta a Margherita Molinari di Castro dei Volsci, sfollata a Villa Santo Stefano con le sue tre figlie. Il 27 maggio del ’44 un gruppo di marocchini fecero irruzione nel loro rifugio e i soldati si avventarono sulle figlie. La mamma scagliò a terra uno degli aggressori che sparò con il fucile mitragliatore contro la famiglia ma la donna si immolò facendo scudo con il suo corpo. Morì ma salvò le figlie anche dallo stupro dato che le bestie scapparono. A lei, a Castro dei Volsci nel 1964 è stato dedicato un monumento intitolato alla Mamma Ciociara”.

Emiliano Ciotti riporta le testimonianze con passione e rabbia perché anche la sua famiglia ha dovuto piangere la “liberazione” dei marocchini.

Anastasio Gigli
Anastasio Gigli

Anastasio Gigli, 14 anni all’epoca, era suo zio e mentre tornava dai campi si imbatté in una avanguardia di Goumiers. Tentarono di violentarlo ma lui si ribellò e venne punito con un colpo di baionetta all’addome che lo uccise. “Per giustificare questi atti, c’è stato sempre detto che ogni guerra ha le sue vittime – riflette Ciotti – E’ vero, ma se è difficile farsi una ragione per la morte di un caro sotto il bombardamento, credo si impossibile giustificare lo stupro e l’uccisione di parenti fatta da chi arrivava sventolando la bandiera dei liberatori. Un’infamia che a 71 anni non si cancella anche perché infamanti sono stati anche i tentativi per insabbiare le colpe dei vincitori. Non è vero che le vittime sono trattate tutte in ugual misura.

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Abbiamo strade e piazze giustamente intitolate alle vittime degli eccidi nazisti, non abbiamo neanche un vicolo intitolato alle vittime delle Marocchinate”. Eppure qualcosa si muove, anche dalla Francia. “Più di qualche giornale francese ha inviato giornalisti per intervistarmi e intervistare i testimoni diretti di quei fatti che, anziani, stanno scomparendo e, con essi, i loro tragici ricordi”.

Ermanno Amedei

3 pensieri su ““Lotto per far conoscere le vergogne dei liberatori e delle truppe Marocchine”

  1. Visto che ha fatto nomi di paesi le ricordo la città di Pastena che purtroppo non è stata da meno alle tante violenze dei gourmiers

  2. Gli italiani non hanno un futuro se non conoscono il proprio passato. Sono presi dalle cose effimere, dalla superficialità, dalle mode e ignorano la propria storia. Consiglio a tutti di leggere il libro, scritto da Gigi Di Fiore “Controstoria della liberazione”, che ha il merito di ricordare le sofferenze che la Ciociaria ha vissuto a causa del Cef.

  3. E’ una vicenda pazzesca. Quel poco che oggi si sa, quando si sa, è che gli abitanti di alcuni paesi vicino a Montecassino sono stati vittime di quelle bestialità (Wikipedia, battaglie di Montecassino). Ma non sapevo che i crimini fossero così numerosi e compiuti in così tante località (i nostri storici sono degli imbecilli). E’ giusto che tutti ne vengano a conoscenza. Voglio fare un riassunto di quello che ho letto qui e far girare la notizia della denuncia contro la Francia. Servirà a poco, ma mi sentirò meglio.

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