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“Ho scavato con le mani per salvare dalle macerie di Amatrice una bambina di sette anni”

Mauro D’Angeli, 52 anni, vigile del fuoco di Rieti – Ha scavato con le mani, rimuovendo pietra dopo pietra, creando varchi e sostegni per evitare crolli, parlando ad una ragazzina e rassicurandola che presto sarebbe stata portata in salvo. Si chiama Mauro D’Angeli, ha 52 anni e di mestiere fa il vigile del fuoco presso il comando provinciale di Rieti. Quella notte tra il 24 e il 25 agosto quando il terremoto ha iniziato a flagellare il Centro Italia con una prima scossa di magnitudo 6,  ha contribuito come tutti i suoi colleghi a far si che il bilancio dell’immane tragedia di Amatrice non fosse ancora più pesante.

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“La sentivo sotto le macerie. La sua voce serviva per guidarci nello scavo rimuovendo a mano, pietra dopo pietra, nella speranza di riuscire ad arrivare a lei prima che altri crolli potessero ucciderla”. La squadra di Mauro è stata la prima ad arrivare ad Amatrice e i fari del loro camion hanno illuminato la tragedia.

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Alle 3.36, l’ora della scossa più forte, D’Angeli era fuori servizio, a casa con la sua famiglia a Greccio, un piccolo comune di Rieti. Ha capito che qualcosa di grave era accaduto quando al centralino dei vigili le linee risultavano tutte occupate. Non ha perso tempo, quindi, e ha raggiunto il comando contemporaneamente ad altri suoi quattro colleghi che hanno avuto la stessa intuizione. Formata la quadra, ne servono cinque, sono partiti diretti alla zona dell’epicentro senza sapere cosa avrebbero trovato. “Siamo arrivati ad Amatrice sul lato del Campo Sportivo. Era ancora buio e la nostra è stata la prima squadra di soccorso ad arrivare”. Lo scenario che si è presentato loro era terrificante. “Con i fari del camion abbiamo illuminato una scena raccapricciante. Era tutto crollato e la gente ci veniva incontro come fantasmi chiedendoci aiuto e indicandoci più punti dove c’erano feriti e persone sepolte dalle macerie.

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Dai cumuli si sentivano urla e lamenti, così come i feriti che erano in attesa di soccorso dopo essersi liberati dai detriti autonomamente o con l’aiuto dei vicini di casa”. Dopo alcuni soccorsi, Mauro e la sua squadra ha seguito le urla disperate di un uomo che indicava un altro cumulo di macerie da cui arrivavano le grida di una bambina: “Era la figlia, mi ha detto che si chiamava Giulia e che aveva sette anni. Non so che ora potesse essere. Abbiamo completamente perso la cognizione del tempo. Era però ormai giorno. Abbiamo rimosso pietra su pietra guidati da quella voce. Di tanto in tanto la chiamavo per sentirla, chiedendole come stava, farle coraggio ma le chiedevo anche di non affaticarsi troppo a parlare. Dovevamo raggiungere quella voce prima che altri crolli la zittissero”. Intanto si susseguivano le scosse e i soccorritori lavoravano sotto pareti pericolanti che minacciavano di cadere da un momento all’altro.

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“Non so quanto tempo abbiamo impiegato per raggiungerla. Però ad un certo punto si è aperto un varco e l’ho vista. Lei era a pancia di sotto, forse con gli occhio chiusi. L’ho chiamata  e le ho chiesto mentre finivamo di aprire il varco, se avesse problemi alle gambe, se poteva muoversi o se aveva dolori. Non aveva problemi evidenti. Le si era creata una piccola cupola attorno. Era nel suo lettino con il pigiama. L’ho stretta e tenuta fino a quando non l’ho lasciata alle braccia del padre”. Situazioni molto complesse. “E’ difficile da spiegare cosa accade in quei momenti. Durante l’intervento, la pressione e le emozioni vanno gestite altrimenti non si lavora”.

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Salvata la piccola, non c’era tempo per rallegrarsi. Altre persone dovevano essere estratte dalle macerie e così sono andati avanti per giorni. Eppure Mauro, così come tutti i vigili del fuoco, ci tiene a precisare che quanto fatto fa parte del suo lavoro e che quindi è fuori luogo parlare di eroismo o cose del genere.

L’intervista integrale al vigile del fuoco Mauro D’Angeli, in cui racconta le emozioni di quel salvataggio, ma anche altri aspetti legati al terremoto,  è tra le 16 interviste contenute nel libro Facce di Vita.

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