tonino ruggiero

“Il dna ai morti senza nome, per cercare tra loro i nostri scomparsi”

Tonino Ruggiero, 63 anni di Coreno Ausonio (Fr) – “Basterebbe ricavare il profilo genetico dai cadaveri senza nomi che giacciono da anni nelle celle frigorifere degli obitori di tutta Italia, confrontarli con quello dei parenti delle persone scomparse, per contribuire ad alleviare le sofferenze di migliaia di famiglie dando loro una tomba su cui piangere il proprio caro”.

Tonino Ruggiero è vicepresidente di Penelope Lazio l’associazione che raccoglie le famiglie e gli amici delle persone scomparse. La sua considerazione si basa sui numeri che in troppi non conosco, quelli delle persone scomparse e quello dei morti conservati perché senza nomi. Una macabra dinamica tra domanda e offerta che potrebbe trovare diversi punti di incontro grazie al dna estratto dai corpi senza nome. Ma quali sono questi numeri?

manifestazione penelope

“Dalla quindicesima e ultima relazione semestrale del Commissario Straordinario delle Persone Scomparse, presentata al Viminale nel mese di giugno 2016 – dichiara Ruggiero – dal 1° gennaio 1974¸ in Italia, risultano scomparse 36.902 persone, ben 5.530 in più rispetto alla relazione presentata l’anno prima. Questi numeri cosi spaventosi però dicono una mezza verità perché sono gonfiati dal fenomeno dell’immigrazione. Spesso, chi non vuole ascoltare la richiesta che l’associazione Penelope fa da anni di istituire una banca dati del dna dei corpi senza nome, impugna questi numeri gonfiati per dire che il costo di un simile progetto sarebbe esorbitante. Ma non è così. Infatti la stessa relazione del 2016 dice anche che le persone italiane scomparse dal 1° gennaio 1974 a oggi sono 8.492, quindi, un quarto del complessivo”.

Ruggiero è tra coloro che vive l’angoscia di avere una persona cara in questa lista di scomparsi. Giuseppe Ruggiero, detto zio Peppuccio (nella foto), aveva 83 anni quando è scomparso da Coreno Ausonio il 15 maggio 2011 durante una cerimonia civile e religiosa.

zio peppuccio scomparso

Nonostante che oltre 200 persone, tra forze dell’ordine e volontari, per due settimane hanno cercato in ogni angolo del territorio, di zio Peppuccio non se ne è saputo più nulla. “Siamo certi che mio padre sia ormai morto, ma siamo altrettanto certi che il suo corpo non è nella zona dove si sono perse le sue tracce da vivo”. Ecco perché, allora, bisogna cercarlo anche tra i morti ma l’impresa non è semplice per via dell’elevato numero dei corpi senza nomi disseminati negli obitori italiani e per la burocrazia che, come troppo spesso accade, fa da ostacolo.

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