tonino ruggiero

“Il dna ai morti senza nome, per cercare tra loro i nostri scomparsi”

…CONTINUA

“Il registro dei cadaveri senza nome è stato creato nel 2007, quando è stato istituito il Commissario del Governo per le Persone Scomparse. Alla data del 30 giugno 2016, i corpi senza nome custoditi nelle celle frigorifiche degli obitori Italiani erano 1.868. Di ciascuno di questi corpi, però, non sappiamo nulla se non dati generici contenuti in una scheda approssimativa. Un familiare che cerca un proprio congiunto, può solo chiedere l’accesso a queste schede anagrafiche. Soltanto se individua in esse una descrizioni che può condurre a quella del proprio caro scomparso, può fare richiesta alla Procura della Repubblica di competenza. Quest’ultima può autorizzare il prelievo dei campioni genetici e fare l’analisi del DNA con la successiva comparazione”.

cadavere

Tecnicamente può essere fatto in alcuni giorni, ma per la burocrazia possono passare anche anni. Eppure gli strumenti ci sono e una società civile dovrebbe prevederli. “Basterebbe – dichiara Ruggiero – creare una banca dati del dna dei defunti sconosciuti in cui cercare anche le persone scomparse. Da anni l’associazione Penelope si batte per questo ma resta inascoltata”. Per questo a dicembre Ruggiero e alcuni associati di Penelope Lazio si sono fatti quello che hanno chiamato il loro “Regalo di Natale”.

“Siamo andati oltre lo Stato e ci siamo sottoposti, a nostre spese, al prelievo di campioni genetici, effettuati dalla genetista e biologa forense Marina Baldi. Abbiamo voluto che arrivasse un segnale forte alle Istituzioni; devono capire che i familiari delle persone scomparse che attendono una risposta, fino a che non l’avranno ottenuta, non si rassegneranno. Con il prelievo del nostro dna abbiamo fatto la nostra parte. Adesso serve la banca dati che contenga i dna con cui confrontarli ma questo spetta allo Stato. Se già vi fosse questa banca dati, la nostra famiglia, come tante altre, potrebbe sapere immediatamente se tra quei cadaveri dimenticati si trovi o meno anche il corpo di Giuseppe Ruggiero”.

momenti delle ricerche
Le ricerche di Zio Peppuccio

Ci si chiede poi, perché non farlo? A chi conviene mantenere dei corpi stipati in celle frigorifere? Una gestione a volte decennale che ha certamente un costo superiore a quei poco più di cento euro che servono per estrarre il dna. Per ognuno di quei 1868 corpi restituiti ai parenti, oltre ad alleviare le atroci sofferenze, si otterrebbe anche un risparmio per la collettività.

Ermanno Amedei

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