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“Conosco i segreti di Napoli e vi indico 300 posti da visitare”

Valerio Ceva Grimaldi, 40 anni, di Napoli – Conosce Napoli come le sue tasche e non è poco considerando che il capoluogo Campano è considerato uno dei luoghi più controversi e particolari d’Italia.

Valerio Ceva Grimaldi, giornalista professionista, 40 anni di Napoli, ha usato la penna con cui solitamente lavora e la sua innata curiosità per scoprire gli anfratti più reconditi e particolari della capitale dell’ex Stato Borbonico. Ha raccolto così tante indicazioni, informazioni, aneddoti di luoghi in superficie o nel sottosuolo di Napoli da poter realizzare un libro guida “Napoli Insolita e Segreta” tradotto in tre lingue e venduto in Europa, Usa, Canada e Australia. Diciamolo; è una sorta di cicerone letterario che guida non tanto ai luoghi già noti di Napoli come il Duomo, il Palazzo Reale, il teatro San Carlo, ma a 300 luoghi segnalati nel volume, molti dei quali sono sconosciuti agli stessi napoletani.

“Non siamo più abituati a scoprire le città che abitiamo – Dichiara Grimaldi – Ci facciamo bastare ciò che sappiamo. A volte è sufficiente alzare la testa o abbassarla più del solito per scorgere particolari mai notati”. Lui, però, da giornalista ha fatto di più: “Ho bussato alle porte, ho chiesto in giro, parlato con la gente e ogni volta, scoprivo cose della mia città che ignoravo”.

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Ha scoperto, quindi, affreschi, collezioni, e luoghi che inspiegabilmente la città nasconde invece di promozionare per attirare turisti. Tra le porte a cui il giornalista scrittore ha bussato c’è quella della biblioteca Nazionale, che di per se è nota, ma in pochi sanno che nelle sale affrescate da Camillo Guerra in cui viveva è regnava Ferdinando I di Borbone, è conservato un pezzo di Savana Africana con una pelle e una testa di tigre, una testa di elefante, un rarissimo rinoceronte con tre corni e circa 200 animali tassidermizzati, che sono il frutto di una sorta bottino di caccia africano che portò con sé la duchessa Elena d’Aosta. “Naturalmente – avverte Grimaldi – la vista può turbare i più sensibili; ma la cosa è particolare anche perché si trova in una biblioteca, la terza più grande d’Italia”.
Le sue ricerche e gli studi della città Partenopea lo hanno portato anche a San Giorgio Maggiore, una chiesa al centro di Napoli.

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“I visitatori più curiosi che si spingono dietro l’altare trovano due grandi tele di circa 40 metri quadrati l’una. Una delle due è mobile; il meccanismo che si muove su una cerniera sapientemente manovrata dal sacrestano permette di scoprire un affresco di Aniello Falcone che ha lo stesso oggetto della tela che, però, è successiva e rappresenta San Giorgio che uccide il male impersonato da un dragone. Una cosa che lascia stupiti non solo per la bellezza dell’affresco, ma anche per quel sistema posto a proteggerlo”.

napoli insolita4Ma non solo in superficie, Napoli è affascinante anche nelle sue viscere tufacee. Quasi tutta la parte più antica della città è stata realizzata con materiale che veniva estratto dal sottosuolo. Quindi la volumetria degli edifici realizzati in superficie lasciavano stessa volumetria di vuoti sotterranei che divenivano cisterne, ma non solo. “E’ lì che trova porto la Galleria Borbonica. Un budello di 431 metri che si snoda nelle viscere della città e che ha avuto diverse vite in poco più di un secolo e mezzo. I lavori vennero commissionati da Ferdinando II di Borbone nel 1853 all’architetto Errico Alvino e prevedevano un tunnel sotterraneo scavato tra le già esistenti cisterne, che avrebbe permesso di collegare le caserme militari dislocate vicino al mare direttamente con il Palazzo Reale. Quegli anni erano caratterizzati da moti rivoluzionari e avere la certezza che l’esercito potesse accorrere in tempi rapidissimi a difesa del sovrano era fondamentale per la tenuta stessa del Regno. Il progetto venne quasi completamente realizzato ma l’Unità d’Italia, con la fuga dei Borbone a Gaeta, lo lasciò inutilizzato fino alla seconda guerra mondiale quando divenne rifugio antiaereo per migliaia di persone. Cinquemila napoletani per volta vi si ammassavano al suonare degli allarmi alla ricerca di salvezza.

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Negli anni ’70, invece, divenne un deposito giudiziale comunale e catastale. Vi si ammassarono le auto e le motorette di quegli anni sequestrate ai loro proprietari che ne facevano un uso improprio o per le varie irregolarità commesse. Topolino, auto di rappresentanza lasciate dagli americani, motocicli “pezzotti” realizzati accroccando motori a telai e a ruote in maniera molto fantasiosa ma certamente non omologabili. Divenne anche passaggio per gli operai diretti ad un tunnel al di sotto di piazza del Plebiscito dove 1990 si stava costruzione la linea della metropolitana mai completata”.

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Oggi il tunnel della metropolitana è parzialmente allagato e si supera con una zattera. Tutto fa parte del ‘tunnel borbonico’, un suggestivo percorso sotterraneo facilmente percorribile e accompagnato da guide che mostrano le auto e le motorette d’epoca ritrovate.
Ma nel suo libro guida Grimaldi racconta anche di un altro suggestivo luogo che sembra abbia dato il nome al farmaco più famoso della multinazionale tedesca Bayern.

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“Nella piazza della Borsa, c’è la piccolissima chiesetta di Sant’Aspreno che è protettore di chi soffre di emicrania. Un collegamento tra Santo e male alla testa dovuto al fatto che lo stesso venne decapitato. Al piano inferiore si trova un piccolo altarino molto consumato, con un buco e la leggenda vuole che chi vi infila la testa dolorante, miracolosamente gli passa l’emicrania. La pietra è molto consumata per via dell’uso frequente fatto nel corso dei secoli anche se negli ultimi anni, in pochi hanno chiesto il miracolo, forse per dimenticanza o per il sopravvento della medicina. Una ulteriore leggenda su Sant’Aspreno risale al 1899 quando i laboratori della Bayern produssero un farmaco antinfiammatorio e nella ricerca di trovare un nome efficace per promuoverlo in campo internazionale, approdarono proprio a Sant’Aspreno e, ci crediate o no, decisero di chiamarla aspirina”.
Grimaldi nel suo libro “Napoli Insolita e Segreta” edito da Jonglez, che pubblica volumi sulle città insolite e segrete più importanti del mondo, indica almeno 300 luoghi per i quali vale la pena visitare Napoli.
Ermanno Amedei
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