Giandomenico

“Con questa macchina addormento il terremoto”

Gian Domenico Marchi, 60 anni di Faenza – “Da Guglielmo Marconi abbiamo imparato come fare per addormentare il mostro dei terremoti e come realizzare lo strumento per disinnescare le scosse”. Lui si chiama Gian Domenico Marchi ed è un tecnico Telecom di Faenza. Lo strumento di cui parla e che sa costruire al costo di poche centinaia di euro, si chiama “neutralizzatore sismico a torre radionica”. Marchi è sicuro nel dire che, nella millenaria lotta tra l’uomo e il terremoto, lo strumento potrebbe rappresentare una prima arma contro il “mostro”.

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“La chiamano erroneamente valvola sismica ma non è proprio così perché il neutralizzatore non intervenne direttamente sul terremoto, ma semplicemente lo silenzia; fa in modo di eliminare le cause che lo scatenano lasciando latenti nel sottosuolo quell’energia che ne è la forza”. A suo dire funziona davvero dato che i dati statistici che lui ha rilevato nelle zone in cui ha posizionato lo strumento, confrontati con i dati sismici della stessa zona, riferiti ai 25 anni precedenti, indicherebbero un dimezzamento del numero dei terremoti. Addirittura dice: “Abbiamo notato la riduzione dei terremoti di oltre il 50%”.

Monterenzio_2014-10-04

Ma cosa è questo strumento? Su quali principi si basa? E che cosa fa realmente per evitare che si scatenino terremoti disastrosi?

Marchi ha una risposta credibile per ciascuna di queste domande. Ma per capirne il funzionamento bisogna avere una minima infarinatura della fisica quantistica e accettare per credibile la millenaria arte della rabdomanzia, quella pratica con cui sensitivi sanno individuare corsi d’acqua nel sottosuolo utilizzando una verga.

una valvola reale di Ighina
La macchina di Ighina

“Quando me ne hanno parlato le prime volte ero assolutamente scettico – racconta Marchi – Pierluigi Ighina, che lo ha costruito basandosi sugli studi del suo maestro Marconi, mi incuriosiva come personaggio ma lo ritenevo poco credibile”. Ighina è lo stesso che ha costruito la macchia della pioggia sempre secondo gli studi fatti da Marconi. Era lui che, abitando all’interno del circuito di Imola, decideva quando far piovere.

“Dopo la sua morte, però, per circostanze fortuite ho avuto la possibilità di vedere la sua Valvola sismica. Si tratta di una bobina alta tre metri circa, in parte interrata, realizzata in metallo contenente silicio. Un grosso cono. Avevo fatto corsi sulla radioestesia (volgarmente detta rabdomanzia – ndr) e avevo gli strumenti per misurarla. Ho scoperto che quello strumento realizzato da Ighina emetteva delle onde di forma e mi sono incuriosito cominciandolo a studiare per realizzarne uno”. Ma se le conoscenze tecniche c’erano, a Marchi mancavano quelle meccaniche, per questo ha dovuto aspettare che un collaboratore di Ighina ne realizzasse una utilizzando i principi della fisica quantistica ma che, secondo le rilevazioni degli strumenti di Marchi, produce gli stessi effetti.

foto stampata sui pannelli del dispositivo di Marchi
la foto della macchina di Ighina

Se arginare le devastazioni di un terremoto sembra avere difficoltà insormontabili, realizzare un neutralizzatore sismico è di una semplicità estrema: ciò che serve sono lastre in pvc su ciascuna delle quali è stampata la foto della macchina di Ighina. La spiegazione del funzionamento passa per la fisica quantistica e, ci si creda o no, gli effetti sperati secondo Marchi sembrano esserci. “Al costo di circa 240 euro, si compra tutto il necessario per realizzare un sistema che ha influenza su una circonferenza dal diametro di circa 35 chilometri. Sono riuscito ad ampliare il raggio di azione del meccanismo partendo da misure ben più limitate, facendole crescere di volta in volta, ampliando il dispositivo e verificandone gli effetti con delle continue misurazioni”. Il terremoto  rimarrebbe dormiente solamente se il neutralizzatore sismico è posizionato nel punto in cui ci sarebbe l’epicentro, ossia nel punto in superficie, sotto cui c’è l’accumulo energetico. Quindi il dispositivo non avrebbe rilevanti o riconosciuti effetti per le onde di propagazione del sisma che ha epicentro fuori dalla sua portata.

S.Pietro-in-Casale_2014-11-16

“Abbiamo costituito un gruppo di sperimentazione e abbiamo installato neutralizzatori sismici nei comuni di Brisighella (Ra), Montecassiano (Mc), Gubbio (Pg), Monterenzio (Bo), Porto Recanati (Mc), San Pietro In Casale (Bo), Belvedere Ostrense (An) e l’ultimo a Colfiorito, frazione di Foligno. Da tre anni stiamo monitorando le attività sismiche riscontrando una diminuzione annua  dei terremoti in quei punti sottoposti all’influenza dello strumento, che è circa il 50 per cento dei terremoti registrati nei 25 anni precedenti. Addirittura – sostiene Marchi con sicurezza – molte di queste zone non sono lontane dagli epicentri delle forti scosse che da agosto stanno devastando il centro Italia; in alcuni casi appena qualche decina di chilometri. Eppure non sono stati registrati danni”.

Valvola sismica

Su che cosa agirebbe il neutralizzatore sismico sembra essere solo ipotizzabile. “Credo funga da equilibratore gravitazionale. I terremoti si verificano quando cambiano delle condizioni per le quali si scatenano le energie accumulate nelle faglie”. Cambiamento di condizione dettato, a parere di Marchi che si rifà agli studi di Raffaele Bendandi, dalle influenze di Luna, Sole e degli altri pianeti del sistema solare, capaci di creare effetti mareali e di agire anche sulla crosta terrestre. “Alcune congiunzioni astrali di determinati pianeti producono l’innalzamento della crosta terrestre anche di 20 centimetri così come dimostrato da studi fatti con i satelliti”. Il suo strumento, quindi, farebbe si che la gravità non cambi nella zona di influenza. Non significa, quindi, che la forza del terremoto viene annullata, ma che la si lascia latente, lì sotto, fino a che altre condizioni non cambino. Ma il neutralizzatore avrebbe anche controindicazioni. “Attorno al dispositivo c’è una fuoriuscita di energia che oltre alle  misurazioni di radioestesia sono visibili anche ai sensitivi. Una energia che, però non è salutare. Bisogna stare lontani diverse decine di metri altrimenti si acutizzano i malanni che già si hanno”.

Ermanno Amedei
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