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“Adopero lo studio per allenare la mente e con le mie 15 lauree ho il record mondiale”

Luciano Baietti, 72 anni di Velletri (Rm) – Adopera l’Università come palestra per la mente diventando un super dottore da 15 lauree. Luciano Baietti, 72 anni di Velletri, ha fatto proprio il convincimento del più illustre premio Nobel italiano. “Rita Levi Montalcini, che conoscevo personalmente, sosteneva che le cellule nervose, ad una certa età cessassero la loro funzionalità ma, diceva anche, che i filamenti periferici continuano a trasmettere terminazioni nervose che possono essere utilizzati per ampliare la propria conoscenza e tenere il cervello sempre ben funzionante”. Lo studio, quindi, per mantenere allenate le funzioni cerebrali, lo hanno portato a diventare un “record man” mondiale. Nessun altro al mondo ha più lauree di quante non ne ha conseguite lui. L’ultimo titolo universitario, in ordine di tempo, risale al primo febbraio 2017  quando si è laureato per la 15esima volta rafforzando quel primato che già aveva raggiunto nel 2002 con la decima laurea e di cui Cronaca Vera aveva già dedicato ampi servizi.

IMG_3301   Che sia una mente allenata e dinamica lo si capisce anche con una semplice chiacchierata. Seguirlo nei racconti delle sue passioni è come tentare di correre dietro ad una pallina da tennis: dalle lauree, alla sua ex attività da dirigente scolastico, alla sua passione per le divise che lo hanno portato al grado di colonnello della Croce Rossa Militare e Generale dei Corpi Sanitari Internazionali, al brevetto di volo per ultraleggeri e al brevetto di paracadutista e, ovviamente, anche al suo ruolo di marito e padre.

baietti discussione ultima laurea tra prof relatori Ada Manfreda e Giorgio Mulé

E’ lo studio, però, che gli ha reso gli onori della cronaca. Diplomato Isef nel 1972, il primo titolo universitario lo conseguì nel ‘75 laureandosi in Pedagogia e, da allora, non ha più smesso: Lettere nel ’76, Sociologia nel ’77, Giurisprudenza nel ’79, Scienze Politiche nell’81, Psicologia nell’85, Geografia nel ’96, Filosofia nel ’99, Scienze Motorie nel 2001, Scienze Strategiche nel 2004, Scienze Investigative e Sicurezza nel 2009, Comunicazione Sociale nel 2011, Ricerca sociale per la sicurezza interna ed esterna nel 1012 e, l’ultima di quest’anno, in Scienze Turistiche. Un girovagare per le università italiane che lo hanno portato da La Sapienza di Roma, agli Atenei di Torino e di Perugia oltre a quella telematica con cui si è dovuto cimentare con le nuove tecnologie. “Il confronto con internet – dice – è stato duro ma era una sfida e sono riuscito a vincerla”.

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Tante lauree da non poter essere contenute, tutte insieme, dalle pareti del suo studio di Velletri. Ce ne è una, però, di cui è particolarmente orgoglioso. “E’ la laurea in Scienze Investigative e Sicurezza che mi da modo di comprendere tutti i meccanismi che ruotano intorno all’argomento terrorismo e alla sua pericolosità, la stessa che ci fa sentire, oggi più che mai, tutti bersagli”.

Il suo curriculum tenta di contenere tutta l’ecletticità del personaggio che va dal grado di maggiore della Brigata paracadutisti “Folgore”, indossato durante il servizio militare, alle cariche di  presidente di commissioni di concorsi e per albi professionali. Cariche queste ultime, che lo hanno portato ad incontrare tanti giovani pieni di aspirazioni. A lui che ne ha tante, chiediamo se realmente serve avere la laurea nel “Paese delle raccomandazioni”.

“Il titolo di studio sicuramente serve ma non è tutto; per avere successo deve essere accompagnato dal buon profilo personale di chi lo esibisce”. Quantomeno, pare di capire, serve a rendere la vita difficile a chi deve valutare condizionato dalla raccomandazione. “Mi sono capitati in alcune commissioni che ho presieduto, giovani candidati che si presentavano con i jeans strappati alla moda. Pur non essendoci un nesso tra il vestiario e il motivo per cui si presentavano, certamente, però, non mostrandosi nella giusta maniera in quel contesto, non davano forza al titolo di studi e alla loro preparazione”.

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Inizialmente, prima del 15 volte dottore e della dirigenza scolastica, era professore di educazione fisica. Probabilmente in quella veste avrà sperimentato che la mente è sana se il corpo è sano. “Probabilmente una cosa aiuta l’altra – dice – Il fatto certo è che qualsiasi attività del corpo, da quella muscolare a quella cerebrale, per funzionare e conservarsi al meglio, deve essere allenata e mantenuta attiva”. Questo suo convincimento spiega il motivo per il quale quella parete del suo ufficio è tappezzata di titoli universi. “Il sapere innanzitutto, ma anche mantenere la mente allenata – spiega –  In molti, per mantenere reattive le funzioni cerebrali, si impegnano nella settimana enigmistica. Io, invece, studio e faccio esami”. Ma quindici laure è un bell’allenamento. “Ma è soprattutto un bell’esempio per i giovani a non accontentarsi – Sottolinea – Finché insegnavo non mi stancavo mai di ripetere agli allievi di non fermarsi al primo traguardo di andare avanti; di trovare sempre nuovi stimoli. Ripetevo loro una frase che mi ha sempre affascinato e cioè: Più è ardua la salita, più è vasto l’orizzonte”.

Quindici lauree le bastano? “Non so – Risponde – devo metabolizzare l’ultima fatica che è stata molto stressante ma anche terapeutica dato che mi ha aiutato a superare problemi di salute che ho avuto, distogliendomi da loro. Adesso pensavo a Scienza dell’Alimentazione”

Ermanno Amedei

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